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Il Medioevo giapponese

October 21, 2015

 

 

 

Come in ogni storia che si rispetti, anche il Giappone ha il suo Medioevo, che – seppur difficile da datare - potremmo considerare come il lasso di tempo che va dal 784 d.C. al 1333 d.C..

Esso non differisce di molto dal Medioevo che noi occidentali abbiamo conosciuto, anch’esso infatti è governato da guerre civili e disordini. A dettar legge sono alcune famiglie che, durante il periodo dei clan, hanno man mano accresciuto il loro potere economico e politico. Nonostante l’Imperatore (Tenno) fosse l’eletto dagli dei per guidare il Giappone, la sua carica diventa col tempo sempre più simbolica dal momento che la ricchezza –principalmente terriera- passa gradualmente in mano alle famiglie che diventano delle vere e proprie dinastie.

Sono queste ultime inoltre a fare, come si suol dire, il bello e il cattivo tempo con il risultato che interi villaggi si trovano schierati contro i borghi, talvolta confinanti, guidati dai clan rivali.

È il continuo stato di incertezza e paura che porterà i contadini a imparare a difendersi con ciò che possiedono. Il bo (bastone lungo), il jo (bastone corto), i nunchaku, i kama (falcetti) altro non sono che strumenti agricoli, che  maneggiati con sapienza diventano ottime armi di difesa.

La violenza sembrerebbe dominare questi anni, tuttavia è solo una faccia della medaglia. Così come in Europa nascono i comuni e si pongono le basi per la rivoluzione illuminista, così anche in Giappone il Medioevo risulta un periodo di grandi innovazioni.

 

 Nel periodo Heian, per esempio, il potere viene diviso in giuridico, amministrativo e militare. Il primo, Monchuujo, si occupa soprattutto di risolvere dispute; il Mandokoro – o ufficio amministrativo- ha il maggior potere politico perché amministra l’Impero a nome del Tenno decidendo, per esempio, la distribuzione delle terre, che formalmente sono tutte proprietà dell’imperatore.

L’ufficio militare (Samuraidokoro) darà vita alla figura che ogni cultore delle arti marziali giapponesi conosce: quella del samurai. A capo del Samuraidokoro c’è lo shogun e chi fa parte dell’ordine militare è a lui vincolato. Il legame tra shogun e samurai è talmente forte da spingere il guerriero a dare la propria vita pur di tenere alto l’onore dello shogun e la rispettabilità del proprio nome.

Il ruolo principe dei samurai è militare e, nonostante i combattimenti avvengano solo tra pari rango, questa classe di uomini è conosciuta per l’abilità nello scontro con la katana (simbolo dello status di guerriero e inseparabile compagna del samurai). Quando i membri del samuraidokoro intervengono, lì cessa ogni disputa perché nessuno resta in vita.

I samurai potrebbero essere considerati emblema del Medioevo giapponese perché non sono solo portatori di morte ma anche fulcro della vita nel villaggio. I guerrieri, infatti, sono grandi proprietari terrieri; la gestione e il mantenimento delle terre da quindi di che sfamarsi a molte persone. Inoltre sono simbolo d’onore e rispettabilità, un esempio per i giovani.

A ogni lato oscuro che possiamo individuare nella vita dei samurai e, genericamente, nel Medioevo giapponese corrisponde un po’ di luce. E, come nel simbolo del tao, l’equilibrio è dato dalla coesistenza di entrambe le parti.  

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