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Le arti marziali e la danza

February 22, 2016

 

Due vie, due mondi, un unico sentiero

 

L’impegno, la tenacia, la fluidità dei movimenti e la capacità di spostarsi a ritmo con il proprio respiro sono tutte caratteristiche che un buon ballerino – scusate - un buon marzialista, possiede.

Noi insistiamo molto sull’importanza di sentire il contatto con il terreno, riuscire a spostare il peso da un punto all’altro del corpo senza perdere l’aderenza con il suolo o, in caso di movimenti più acrobatici, senza perdere l’equilibrio quando si raggiunge la posizione finale. Lo stesso vale nella danza. Entrambi mirano a portare il praticante a un’ottima conoscenza del proprio corpo che gli consentirà di compiere movimenti sempre più fini e precisi.

Per questo di solito si studia la tecnica che si cela dietro a un passo di danza prima che questo possa essere inserito in una coreografia, che altro non è che un kata in musica. Allo stesso modo noi cerchiamo di comprendere i vari movimenti che rendono un combattimento efficace.

Credo che la ricerca della pulizia nei movimenti, il desiderio di rendere un gesto fluido e quasi istintivo servano non solo ad allenare il corpo, ma anche a liberare lo spirito. L’energia che alberga dentro di noi trova un canale d’espressione nel movimento.

La mente si svuota e ciò che conta è solo il gesto che va compiuto. Sia un kata (soprattutto se eseguito con le armi) che una coreografia, infatti, prevedono che si segua un certo ritmo, richiedendo un livello d’attenzione tale per cui non si ha tempo di pensare ad altro. La parola o i ragionamenti non servono,  è il nostro corpo a esprimere ciò che siamo.

Entrambe le discipline dunque sfruttano lo stesso canale d’espressione. Non a caso le tribù primitive usavano le danze di guerra per motivare e caricare i combattenti. Probabilmente avevano capito, più chiaramente di quanto si riesca oggi, il profondo legame che esiste tra questi due mondi. Alcune squadre di rugby sfruttano lo stesso principio: usano la danza con duplice scopo, intimorire gli avversari e caricarsi prima della partita (vd. le danze del Rugby).

Molte danze, forse grazie a radici antiche, riprendono movimenti tipici del combattimento, come ad esempio la danza saidi con il bastone (nella sua versione maschile) oppure alcune danze africane. Rimanendo in Italia, inoltre, esistono danze popolari (ad esempio la pizzica) che inscenano una sfida di seduzione: quando un uomo e una donna sono al centro del cerchio cercano vicendevolmente di sedursi, mentre quando prendono il loro posto due persone dello stesso sesso gareggiano per dimostrare il proprio valore. Un cerchio quindi che nasconde al suo interno una coppia di sfidanti. Gli incontri di capoeira, a ben vedere, sono strutturati allo stesso modo. Anche in questo caso la danza da una parte cela la lotta, dall’altra rivela che è possibile un incontro tra le due realtà.

Non dimentichiamo che molti maestri di arti marziali erano anche grandi ballerini. Bruce Lee (nella foto) partecipò, con successo, a diversi campionati di ballo latino americano.

Due mondi diversi ,certo, ma che veicolano lo stesso messaggio: l’espressione di se stessi attraverso il movimento. D’altronde quando mente e corpo sono in armonia ogni gesto, eseguito con o senza musica, diventa espressione di chi siamo veramente.

 

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