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Samurai a tavola

January 16, 2017

Guardando l’Ultimo Samurai mi sono chiesta cosa rendesse i guerrieri tanto energici e agili durante i combattimenti. Sicuramente anni di addestramento e allenamento forgiavano il corpo dei samurai dandogli resistenza fisica e grande concentrazione, ma anche l’alimentazione giocava il suo ruolo in un mondo in cui bisognava essere pronti alla battaglia dopo aver viaggiato a piedi e con condizioni climatiche non sempre favorevoli. Quindi cosa mangiavano questi uomini?

Il cibo, diversamente dalle abitudini italiane, non aveva una rilevanza fondamentale per il samurai, ma variava a seconda delle possibilità del guerriero e delle circostanze. Nei periodi di pace l’alimentazione del samurai comprendeva varie qualità di legumi, riso, verdure, pesce, carne, il tutto irrorato da abbondante sakè che non era disdegnato neppure dalle donne. Non ne facevano parte, invece, i latticini. Il latte e lo zucchero venivano usati solo a scopo medicinale.

Normalmente i samurai consumavano tre pasti al giorno, i nobili due e i monaci uno. Mentre per il samurai la carne era un piatto fondamentale, i nobili e i monaci non la consumavano in ottemperanza alle regole buddiste. Essere vegetariani era importante anche per l’altra grande religione giapponese, lo shintoismo, questo – insieme alle necessità date dalla morfologia del territorio - spiega l’uso nella cucina tradizionale giapponese di molte piante e radici particolari come il daikon e la radice di loto.

La salsa di soya era già usata nel VI secolo ma diventa popolare soprattutto nel XIV secolo.

Una pietanza molto usata era il tofu, una pasta fatta con semi di soia macerati e induriti, che personalmente trovo abbia un sapore orribile.

Molto famoso è poi il tè, che tuttavia viene usato solo come medicamento fino al XIV secolo. Veniva infatti sfruttato come cura per disturbi al fegato, problemi cutanei, contro i reumatismi e per aiutare i monaci a stare svegli. Dal XIV secolo, con l’affermarsi dei principi zen, la preparazione del tè acquista tutta una serie di significati simbolici, diventando una vera e propria cerimonia. Questo rito serviva a liberare la mente e il corpo da ogni tensione.

La cerimonia del tè divenne parte essenziale della vita del samurai in quanto serviva a rilassarlo dopo le battaglie, a temprarlo prima di esse, ma soprattutto era un momento di riflessione e di meditazione. Il samurai entrava nella sukiya, o casa del tè (una piccola stanza tranquilla immersa nel verde), lasciando fuori le due spade. Sedeva immobile a osservare il vapore che usciva dalla teiera, sollevava la coppa tra le due mani e la beveva in tre sorsi di cui l’ultimo –ahimè- doveva essere rumoroso.

Agli inizi del periodo Kamakura i samurai erano ancora una classe povera, usavano infatti il riso sbucciato, il grano e il miglio. Soltanto dal XIV secolo il riso diventerà la base dell’alimentazione giapponese.
Quando i samurai combattevano ricevevano come ricompensa del riso, per cui erano soliti inzuppare della tela, riempirla di riso e poi metterla sotto terra e ricoprirla con il fuoco; oppure, in altre circostanze erano soliti tostare il riso dentro canne di bambù. Quando non avevano la possibilità di accendere il fuoco, mangiavano il riso semplicemente inzuppato nell’acqua. Spesso i samurai si portavano riso già tostato o cotto e lo mangiavano assieme ad alghe, carne o pesce secchi. Da qui nascono i famosi onigiri (nigiru significa “afferrare, stringere nella mano”),  le tradizionali polpettine di riso ripiene consumate tutt’oggi dai giapponesi in qualsiasi momento della giornata.

Il riso diventerà comunque l’alimento principale della classe guerriera e nel XV secolo simbolo della ricchezza del samurai. Vennero anche stabilite delle regole di galateo nei confronti degli ospiti, tra le quali vigeva l’usanza di non servire il riso con le bacchette infilate nella ciotola, come si faceva per le offerte ai defunti, gesto invece obbligatorio quando veniva servita la minestra. Il pasto di un ricco samurai poteva finire con un sorbetto profumato fatto con il ghiaccio conservato in capanni sotterranei sulle montagne e venduto a carissimo prezzo nei centri urbani.

Insomma l’alimentazione era varia e fatta di cibi cucinati in modo semplice. Era quindi nell’essenzialità che caratterizzava la vita dei primi samurai che risiede il segreto di una vita sana e di un corpo potente e una mente concentrata.

 

Per approfondire: https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_della_cucina_giapponese

 

 

 

 

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